Generazione Z in azienda: un’analisi di Great Place to Work

venerdì 22 dicembre 2023

7 minuti

Generazione Z in azienda

Un'analisi di Great Place to Work

Beniamino Bedusa
Giulia Furlan

Le differenze generazionali sul posto di lavoro costituiscono un fenomeno visibile e tangibile per aziende e collaboratori. Con l’ingresso della Generazione Z nel mercato del lavoro e in seguito alle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni, molte dinamiche sono cambiate drasticamente.

Great Place to Work si occupa di ambienti di lavoro ed employee experience raccogliendo e analizzando le opinioni dei collaboratori attraverso un ascolto attento, mirato e confidenziale. GPTW si è così affermata come osservatorio privilegiato dei trend HR e dei cambiamenti organizzativi, anche grazie alla qualità (e alla quantità) dei dati di cui dispone per portare avanti le proprie analisi.

Le differenze generazionali sono una tra le tematiche che emergono ogni anno più frequentemente nell’analisi delle aziende che lavorano con Great Place to Work, quasi quanto altre aree di miglioramento più tradizionalmente affermate come compensation e meritocrazia.

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I dati

Grazie ai feedback di oltre 2000 professionisti della Gen Z raccolti tra 157 aziende italiane partecipanti, abbiamo individuato alcuni tratti che distinguono i più giovani rispetto alle altre generazioni. Nel complesso, i Gen Z mostrano una minore propensione a rimanere a lungo in un’unica azienda, con una differenza del 4% rispetto ad altre generazioni per intention to stay. Secondo Il Sole 24 Ore inoltre, il 27% circa delle dimissioni volontarie nel 2022 proviene da under 27. In un contesto in cui la volontà di lavorare nella stessa azienda a lungo non è scontata, le imprese sono incoraggiate ad adottare nuove strategie per guadagnare la fiducia e la motivazione dei giovani collaboratori.

I cosiddetti Zoomers percepiscono in media meno flessibilità lavorativa e rispondono in modo meno critico alle affermazioni dedicate a compensation e riconoscimenti rispetto alle altre generazioni. Ad esempio, il 56% riconosce che le persone vengono pagate in modo equo per il lavoro che svolgono, un dato che si scontra con il 49% delle risposte positive aggregate delle altre generazioni (Millennials, Generazione X e Baby Boomers). Rispetto alle possibilità di sviluppo professionale, il 68% risponde di ricevere adeguate opportunità, superando di 7 punti percentuali il resto del campione. I più giovani lamentano una mancanza di significato nel loro impiego attuale e solo il 66% afferma che il proprio lavoro “non è un lavoro come un altro” (mentre per le altre generazioni considerate la percentuale sale al 71%). Tuttavia, nella survey, i Gen z si trovano in disaccordo con i colleghi di diversa età sul trattamento delle persone in azienda, soprattutto in relazione all’origine etnica e all’orientamento sessuale.

I dati

La Generazione Z attribuisce quindi grande valore alla flessibilità del luogo di lavoro e al bilanciamento tra vita privata e professionale. È sul tema della compensation che i risultati potrebbero sorprenderci. Rispondendo in media in modo più positivo rispetto alle altre generazioni, il campione conferma l’idea che i più giovani siano meno motivati da compensi e benefit e maggiormente incentivati da altri aspetti, come formazione e responsabilità sociale. Trovandosi all’inizio della loro carriera, è logico pensare che la Generazione Z sia fortemente attratta dalle opportunità di formazione e sviluppo, e quindi dalle aziende che offrono loro occasioni di crescita. L’altro aspetto chiave è il significato del proprio lavoro, lo scopo dell’attività d’impresa, ciò che rende le persone orgogliose di farne parte e le motiva a continuare a collaborare in modo positivo. Il significato del proprio impiego è uno dei fattori principali per accettare un nuovo lavoro, restare in azienda o lasciare l’occupazione attuale. Trattandosi della generazione che più di tutte fino ad ora sembra aver a cuore tematiche sociali e ambientali, oltre che legate ai diritti civili, diventa ragionevole pensare che lavorare sulla comprensione e diffusione dei valori dell’azienda sia una leva forte per ingaggiare la Gen Z. I ragazzi e le ragazze che hanno meno di 27 anni, spesso più sensibili alle discriminazioni di genere e d’orientamento sessuale, si aspettano un luogo di lavoro inclusivo e rispettoso.

Il significato del proprio impiego è uno dei fattori principali per accettare un nuovo lavoro, restare in azienda o lasciare l’occupazione attuale

Come si comportano le aziende in classifica Best Workplaces 2023? 

Andando a scovare le best practice delle aziende che si sono posizionate nella classifica dei Best Workplaces 2023, emergono preziosi spunti su come soddisfare le esigenze della Generazione Z. Promuovere un più equo bilanciamento tra lavoro e vita privata attraverso il telelavoro e lo smart working risulta essere un’azione apprezzata da tutti i lavoratori, e ancora di più dalla Generazione Z. Il passo successivo e fondamentale è riconoscere il contributo significativo dei collaboratori: ogni membro del team ha un ruolo nel raggiungimento dell’obiettivo comune. Per sostenere la motivazione dei giovani è importante concentrarsi sullo scopo, sull’impatto sociale e ambientale, così come è importante comunicare i valori e la missione aziendale. Un accento importante va posto sull’equità: assicurarsi che le pratiche aziendali siano applicate in modo uniforme a tutti è essenziale, evitando pratiche di washing, fin troppo riconoscibili allo sguardo attento della Generazione Z. Infine, mantenere un dialogo aperto e favorire feedback costruttivi con tutti i collaboratori può incrementare il coinvolgimento, favorire la crescita dei giovani e comprenderne le esigenze.

Come si comporta chi è in classifica?

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